Mito: gli studenti plusdotati non hanno bisogno di aiuto perché riescono a fare tutto bene anche da soli.
Realtà: chiunque dimostri di avere un talento in uno specifico ambito o un'abilità generale in ambito scolastico o accademico, vorrebbe poter sviluppare il proprio potenziale. Se consideriamo lesempio dello sport e pensiamo ad atleti che devono competere a livello internazionale, non facciamo fatica a pensare che per ottenere dei risultati importanti è necessario che latleta sia seguito da un buon allenatore, che possa farlo crescere ed insegnargli qualcosa. Allo stesso modo, se un bambino dimostra di avere un talento spiccato in un determinato campo, ha bisogno di un valido insegnante che lo aiuti a crescere, altrimenti rischia di perdersi.
Mito: gli studenti plusdotati dovrebbero amare la scuola, avere voti alti ed affrontare con entusiasmo ogni giorno di scuola.
Realtà: molto spesso questi studenti prendono dei bei voti a scuola e sono desiderosi di apprendere nuove cose. Ma capita anche che la scuola possa diventare il luogo della noia e del non apprendimento, non perché ormai non hanno più nulla da imparare ma perché può succedere che già allinizio dellanno questi bambini abbiano già raggiunto gli obiettivi prefissati per una o più materie e le lezioni diventano così ripetitive e monotone. Viene quindi a mancare lentusiasmo e può succedere che si inneschi una spirale negativa che porta lo studente a non interessarsi più della scuola ed avere cali di rendimento anche importanti.
Mito: gli studenti plusdotati sono bravi qualunque cosa facciano.
Realtà: non è assolutamente detto che questo accada. Molto spesso le abilità o gli interessi sono ristretti ad una singola area del sapere umano, mentre in altri ambiti possono avere capacità nella norma o anche sotto la norma. Maggiore è labilità in un ambito, più grande apparirà la differenza nel caso in cui vi siano abilità non particolarmente sviluppate. Inoltre, la differenza che si crea tra quelle che possono essere abilità molto elevate se non addirittura eccezionali, quasi sempre si scontra con una emotività che, specialmente nei bambini più piccoli, è ancora acerba, creando quel fenomeno che viene definito dissincronia.
Mito: i programmi per gli studenti plusdotati sono elitari.
Realtà: i programmi sono creati in base alle esigenze dei ragazzi e nel rispetto delle diversità. Questi programmi si ricolgono a tutti gli studenti plusdotati, indipendentemente dalla razza, sesso o status sociale. Purtroppo in Italia esistono pochissime esperienze di scuole che offrono servizi per questi ragazzi, malgrado vi siano studenti plusdotati in tutte le scuole.
Mito: tutti gli studenti plusdotati hanno problemi nelladattarsi alla scuola e fanno fatica nello stringere amicizia.
Realtà: la maggior parte degli studenti plusdotati non ha grossi problemi a scuola e ha molti amici. Ma vi è una percentuale, che negli Stati Uniti si calcola essere circa il 20/25% degli studenti plusdotati, che invece non hanno un buon rapporto con la scuola, non riescono a farsi molti amici ed hanno problemi di tipo emotivo e relazionale. Lincidenza è circa il doppio rispetto a quella della popolazione normale.
Mito: questo studente non può essere plusdotato, perché non ha bei voti a scuola.
Realtà: il fenomeno dellunderachievement, che identifica gli studenti che ottengono risultati inferiori rispetto a quelli che potrebbero ottenere, è un fenomeno presente in quasi tutte le realtà, ed ha pesanti ricadute a livello sociale. Infatti, il rischio che si corre in questi casi riguarda luscita dal sistema scolastico anticipata e la nascita di comportamenti non sempre socialmente accettabili.
Mito: questo studente non può essere plusdotato perché ha un disturbo di apprendimento, è iperattivo o segue un percorso di recupero.
Realtà: in alcuni casi può succedere che uno studente sia contemporaneamente plusdotato ma anche dislessico, disgrafico, discalculico o iperattivo. In questo caso si parla di doppia eccezionalità ed è molto importante che lo studente venga seguito da personale preparato, perché, nel caso del disturbo di apprendimento, il rischio è quello di non riconoscere il problema perché ben compensato da altre abilità, mentre nel caso delliperattività si rischia di fare una diagnosi errata solo perché molte volte la mancanza di stimoli adeguati porta alcuni studenti a mettere in atto comportamenti che possono invece far pensare allesistenza di un vero e proprio disturbo di attenzione con o senza iperattività.